OBAMA EVITA BERLUSCONI
lunedì 13 luglio 2009

Una foto vale più di mille parole.... (scena ovviamente evitata da tv e dai giornali che invece hanno raccontato gli elogi del leader degli USA al Papi)
Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli!

Una foto vale più di mille parole.... (scena ovviamente evitata da tv e dai giornali che invece hanno raccontato gli elogi del leader degli USA al Papi)

E’ un vero peccato che la trattativa per portare Luciano Moggi al Bologna come consulente per il calciomercato sia naufragata. Sarebbe stato l’uomo giusto al posto giusto. Fu infatti grazie a lui se il Bologna, nel 2005, retrocesse in serie B e il suo allora presidente Giuseppe Gazzoni Frascara, galantuomo d’altri tempi, fallì. Ora Lucianone, dopo aver mandato la squadra in B, poteva riportarla in A, magari con qualche telefonata giusta alle persone giuste. Nel paese dei conflitti d’interessi, tutti ci avrebbero fatto presto l’abitudine.
Era la primavera di quattro anni fa e stava colando a picco la Fiorentina dei fratelli Della Valle: i due ingenuoni s’erano messi in testa di cambiare il calcio, schierandosi contro la cupoletta Moggi-Galliani che dominava sull’Italia pallonara, dunque ogni domenica la squadra viola veniva bastonata dagli arbitri e trascinata sull’orlo della retrocessione. Roba da far perder la pazienza anche a Giobbe, e persino all’allenatore Dino Zoff. A quel punto i Della Valle decidono di arrendersi e vanno a baciare la sacra pantofola di Lucky Luciano. E’ il 2 maggio 2005, la Fiorentina perde contro il Milan anche grazie a un arbitro supermoggiano come De Santis.
Della Valle parla al telefono con Moggi:
Moggi: L’arbitro vi ha fatto un culo così, ma noi abbiamo fatto casino
per voi.
Della Valle: Siamo sotto schiaffo, con certa gente più che prenderci un
caffè che posso fare?
Moggi: Prendici un cappuccino, ti devi incazzare, una scrollatina a settimana.
Della Valle: Non vogliamo dire nulla perché vogliamo che la squadra
conti sulle sue forze! Il resto... lo facciamo in privato, no?
Moggi: Sì, ma pensiamo a salva’ la Fiorentina.
La stessa sera Della Valle chiama Paolo Bergamo, il designatore arbitrale, anche lui nelle mani di Lucianone: “Non l’ho mai chiamata prima, non conoscendola, perché non sapevo neanche che uno potesse alzare il telefono e chiamarla. Più di una volta abbiamo avuto la voglia di capire un po’ certe cose, ma non l’ho mai fatto solo per quello, altrimenti avrei chiamato anche prima...”.
Il 6 maggio Sandro Mencucci, direttore generale dei viola, ringrazia il vicepresidente della Federcalcio Innocenzo Mazzini, altro uomo di Moggi, per la designazione dell’arbitro Dondarini in Chievo-Fiorentina: «Bel lavoro». Infatti la Fiorentina vince 2-1 grazie anche a Dondarini, che annulla un gol regolare al Chievo proprio al 90’.
Mazzini e Mencucci si risentono a fine partita:
Mazzini: Ti lamenti ancora?
Mencucci: Grande prova... Ho imparato, eccome se ho imparato!
Mazzini: Quando ci si affida a noi... Diglielo ai tuoi amici.
Il 14 maggio Diego Della Valle, Mencucci, Bergamo e Mazzini s’incontrano a pranzo in un ristorante di Firenze. Nel pomeriggio Mencucci chiama Mazzini: «Alla grande, meglio di così non poteva andare. Lui [Della Valle] di fare il paladino dei poveri s’è bello e rotto i coglioni, te lo dico io». Prima di Lazio-Fiorentina del 22 maggio, Diego Della Valle parla con Moggi dell’atteggiamento remissivo che si attende dai biancocelesti: «Se questi non fanno scherzi, ce la giochiamo...».
Moggi parla poi con Andrea Della Valle:
Moggi: Se non vi salvate è una roba da dilettanti, un punto a Roma
con la Lazio, tre punti l’ultima con il Brescia... Ma ti salvi, te lo dico
io... Ho parlato con Mazzini, andate a fare la partita in tranquillità per
prendere un punto, non per vincere... Andate con tranquillità che c’è
sempre chi vi guarda con attenzione.
Della Valle: Come dici tu ci portiamo un punto a casa e gli altri non
fanno risultati clamorosi... Ci salviamo.
Il presidente della Lazio Lotito ci tiene a mantenere una parvenza di rispettabilità, almeno al telefono.
Così chiama Mazzini e gli parla di Della Valle:
Lotito: Mi ha fatto tutto un discorso, hai capito? Mi ha fatto una proposta
da bandito, hai capito quale?
Mazzini: Quando giochi? Fra un po’ di partite?
Lotito: Sì, ma io... Non ti permettere, guarda non ti permettere veramente
con me, perché ti prendo a calci in culo fino a dopodomani...
Il 22 maggio la Fiorentina pareggia 1-1 con la Lazio: potrebbe vincere su rigore, ma l’arbitro Rosetti non vede un fallo di mano in area del laziale Luciano Zauri. Mazzini chiama Bergamo, furibondo. Il designatore concorda con lui: «È incredibile, sto facendo delle email, ti richiamo...». Subito dopo Mencucci chiama Mazzini, che assicura il suo interessamento: «Lo so, lo so, ho telefonato a chi di dovere, ma non sono io a fischiare... Dice che gli sta mandando delle email».
Poi Bergamo parla con Mazzini:
Bergamo: Ma che ti devo dire... È incredibile... Perché era tutto sistema...
Cioè, Dio, non sistemato... Pilotato, pilotato... Quello che mi rode
è che adesso alla Fiorentina potrebbe non bastare battere il Brescia.
Mazzini: Se si retrocede così, succede un casino...
L’ultima giornata è decisiva: il Parma non deve vincere a Lecce, altrimenti si salva e manda in B la Fiorentina. Arbitra il solito De Santis.
Il designatore lo chiama prima della partita per le ultime raccomandazioni:
Bergamo: Massimo, è tutto a posto?
De Santis: Ho parlato con i guardalinee, gli ho spiegato un po’ velatamente le cose, ci mettiamo in mezzo noi.
Bergamo: L’importante è che tu vinca.
Infatti la Fiorentina batte il Brescia 3-0 e Lecce-Parma finisce rocambolescamente 3-3.
Mazzini si felicita con Della Valle per la missione compiuta:
Mazzini: I cavalli boni vengono sempre fori. Le nostre pedine funzionano
sempre, l’operazione chirurgica è stata perfetta.
Della Valle: Certi errori non li faremo più.
Anche la Fiorentina, per grazia ricevuta, viene cooptata nel sistema Moggi. Intanto, al suo posto, retrocede il Bologna. Che non se ne riavrà mai più, passando da un galantuomo come Gazzoni Frascara ad avventurieri come Cazzola e Menarini, quello che l’altra sera era a cena con Moggi. Una cena che ricorda quella a casa del giudice costituzionale Mazzella con il collega Napolitano, Berlusconi, Letta, Vizzini, Bruno e Al Fano. I demolitori della Costituzione a cena con i giudici costituzionali fanno impallidire il demolitore del Bologna a cena col presidente del Bologna. Anche perché pare che Moggi e Menarini si diano del lei. Il giudice costituzionale Mazzella, invece, si rivolge al premier con un affettuoso “caro Silvio”. Pare che, nell’intimità, lo chiami “papi”.
Rientrato da L’Aquila, passo per un giorno da Cagliari. Una mia amica mi racconta che il suo postino, da tre settimane, ospita a casa una famiglia abruzzese. Il postino fa parte di una associazione di volontariato e in casa ha un paio di stanze in più. Si è offerto senza dirlo troppo in giro. Adesso si rallegra che la famiglia abruzzese possa godersi un po’ di mare, lontano dai lutti e dalle tende. E siccome insieme si trovano bene ha offerto alla famiglia di rimanere anche a luglio.
La mia amica mi racconta che il postino è simpatico. Gira tutti i giorni con un ciclomotore, gli occhiali da sole e un borsone a tracolla pieno di lettere. Ha una quarantina d’anni, una moglie, un figlio. E’ sempre allegro. Il che lo rende un’eccezione tra i sardi che di solito sorridono senza farsene accorgere.
Quando lo incontro, il postino si stupisce del mio stupore. Come tutte le persone per bene non considera il bene un’eccezione. Lo fa e basta. Guadagna 1300 euro al mese. Più o meno come sua moglie anche lei impiegata alle Poste. Ogni mattina uno dei due accompagna la famiglia abruzzese al Poetto, la spiaggia di Cagliari, che ha ancora il mare tirato a specchio. Nel pomeriggio la famiglia rientra con la corriera, fa un po’ di spesa, cucina alla maniera abruzzese, dà una mano in casa. Dice il postino: “La sera è bello perché ci raccontiamo le nostre vite che sembravano distanti e invece sono vicine”. Non vuole essere citato, gli sembrerebbe di vantarsene.
Salutandolo penso a un tizio che in diretta tv, promise di aprire un paio delle sue venti ville ai terremotati. Sembrava commosso, invece voleva solo fare colpo sugli elettori e le ragazze.
articolo di Pino Corrias.
Palermo: un folle aggredisce una coppia colpendoli con un martello...tutti gli ITALIANI scappano senza intervenire...2 immigrati intervengono e catturano il folle consegnandolo alla polizia.
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La Sicilia di Cuffaro-Lombardo.... CLICCA SULL'IMMAGINE
C'è chi il lavoro non lo trova e chi invece può permettersi di andare in pensione a 47 anni....e che pensione!
Riporto un GENIALE articolo di Marco Travaglio, troppo bello per non diffonderlo sul mio blog(articolo originale)
Da quando, in via del tutto ipotetica, il suo on. avv. Niccolò Ghedini l’ha definito “utilizzatore finale” di prostitute a sua insaputa, Silvio Berlusconi si staglia come il politico più ingenuo o più sfortunato della storia dell’umanità. Dal 1974 al 1976 ospita nella villa di Arcore un noto mafioso, Vittorio Mangano, intimo del suo segretario Marcello Dell’Utri e già raggiunto da una dozzina fra denunce e arresti, ma lo scambia per uno stalliere galantuomo: anche quando glielo arrestano due volte in casa. Dal 1978 (almeno) al 1981 è iscritto alla loggia deviata P2, convinto che si tratti di una pia confraternita. Dal 1975 al 1983 le finanziarie Fininvest ricevono l’equivalente di 300 milioni di euro, in parte in contanti, da un misterioso donatore, ignoto anche al proprietario: infatti, dinanzi ai giudici antimafia venuti a Palazzo Chigi per chiedergli chi gli ha dato quei soldi, si avvale della facoltà di non rispondere.
Negli anni 80 l’avvocato David Mills crea per il suo gruppo ben 64 società offshore nei paradisi fiscali, ma lui non sospetta nulla, anzi non sa nemmeno cosa sia la capofila All Iberian. Questa accumula all’estero una montagna di fondi neri che finanziano, fra gli altri, Bettino Craxi (23 miliardi di lire) e Cesare Previti (una ventina). Previti, avvocato di Berlusconi, ne gira una parte ai giudici romani Vittorio Metta (nel 1990) e Renato Squillante (nel 1991), ma di nascosto al Cavaliere. Il quale però s’intasca il gruppo Mondadori grazie a una sentenza di Metta, corrotto da Previti con soldi Fininvest. Nei primi anni 90 il capo dei servizi fiscali del gruppo, Salvatore Sciascia, paga almeno tre tangenti alla Guardia di finanza. E nel 1994, quando la cosa viene fuori, il consulente legale Massimo Berruti tenta di depistare le indagini dopo un incontro a Palazzo Chigi col principale. Ma questi non si accorge di nulla (“giuro sui miei figli”). Nemmeno quando Sciascia e Berruti vengono condannati, tant’è che se li porta in Parlamento. Nel 1997-’98 Mills, testimone nei processi Guardia di Finanza e All Iberian, non dice tutto quel che sa e lo “salva da un mare di guai” (lo confesserà al commercialista). Poi riceve 600 mila dollari dal gruppo di “Mr. B”. E Mr. B sempre ignaro di tutto (rigiura sui suoi figli).
Di recente si scopre che il Nostro, nell’ottobre scorso, prese a telefonare a Noemi, una minorenne di Portici, proprio mentre il suo governo varava una legge per stroncare la piaga delle molestie telefoniche (“stalking”). Ma lui scoprì che era minorenne solo quando fu invitato al suo diciottesimo compleanno. Ora salta fuori che Patrizia D’Addario, che trascorse con lui una notte a Palazzo Grazioli, è una nota “escort” barese, pagata da un amico del premier (l’”utilizzatore iniziale”?). Ma lui non ne sapeva nulla, tant’è che in quel mentre il suo governo varava una legge per arrestare prostitute e clienti. E’ sempre l’ultimo a sapere. Può un uomo così ingenuo, o sfortunato, o poco perspicace, fare il presidente del Consiglio?
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